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Rugby a Scampia

La Pagina Sportiva è un giornale che nasce, nella sua attuale linea editoriale, per raccontare storie di sport, per raccontare la storia dello sport, cercando valori da trasmettere ai giovani e da ricordare ai più vecchi.

Tra le tante discipline che ben si attagliano a questa funzione, una tra le più nobili, ma non tra le più diffuse, almeno in Italia, è il rugby.

 

 

 

 

 

In mezzo alle molteplici storie in cui ci capita di imbatterci sul marciapiede della vita, ce n’è una che coinvolge proprio il rugby in un territorio inusuale, tristemente noto per fatti di cronaca: il quartiere di Scampia, a Secondigliano, nella periferia nord di Napoli.

Dalla fusione di due visioni, quella di Rosario Esposito La Rossa, editore e scrittore, e quella del dott. Salvio Esposito, psicologo sempre con idee tese alla riqualificazione sociale dei giovani disagiati, come dimostra un altro suo apprezzato progetto, “I pirati di Nisida”, con i giovani detenuti sull’isola, è nata l’idea di fondare un club dedicato al rugby. Sport, tra l’altro, scelto non a caso, lontano com’è e come si spera che rimanga, dalle lusinghe del “dio denaro”, che hanno finito per corrompere, in larga misura quelli che sono i reali valori di altre discipline, tipo il calcio. Non a caso cito il calcio, perché è lo sport più diffuso, più popolare, al tempo stesso quello cui un po’ tutti tendono alla ricerca di facili successi, fermandosi a quella che può essere la copertina patinata del libro, ma senza andare a sfogliare le pagine che contengono l’essenza di quello che resta un meraviglioso sport. Valori come rispetto delle regole, lealtà, sano agonismo, divertimento, piacere di stare insieme sono a volte offuscati dal senso di arrivismo e di guadagno che pervade il mondo del calcio, cosa che ancora non accade con il suo fratello gemello, forse maggiore, il rugby, appunto.

Perché non bisogna dimenticare che calcio e rugby nascono da un’unica costola, come evoluzione di uno sport giocato con la palla in Inghilterra, quando si decise di dividere le modalità di gioco, introducendo le regole che sappiamo. Ritornando al progetto, non è la prima volta che si cerca attraverso lo sport di riqualificare una zona come questa, basti pensare alle scuole calcio che insistono sul territorio o alla palestra di un olimpionico come Pino Maddaloni. Su questa scia si va ad innestare il progetto voluto da Esposito e Esposito La Rossa, recuperare o non perdere valori da insegnare ai più piccoli per radicarli nell’uomo che verrà, perché, come recita lo slogan della squadra “potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera”.

 

 

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